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ul1 {list-style-type: disc}È grazie ad un sogno che Salvador Dalì riporta su tela una delle sue più grandi e famose opere. L’ispirazione venne durante il sonno in seguito alla puntura di un’ape. Il dolore, che percepì in un istante di incoscienza, produsse una serie di sensazioni che vennero poi raffigurate attraverso una realtà distorta.L’immagine è una simultanea rappresentazione di istanti precedenti e posteriori: l’istante della puntura è dato dalla punta della baionetta che sta per trafiggere il braccio della donna nuda, l’istante del dolore è invece rappresentato dall’irrompere di allucinazioni quali le tigri inferocite che fuoriescono dalla bocca di un pesce che a sua volta sorge da un melograno. Da notare l’elefante, con l’obelisco sulla groppa, e con le gambe di insetto, che riesce a camminare sul pelo dell’acqua: altra allucinazione che ritornerà spesso in altri quadri di Dalì.Questo quadro è un’esemplificazione visiva di quel fenomeno legato al sonno caratterizzato da un’esperienza sensoriale di immagini comunemente definito “Sogno”.Il SognoEsso è stato studiato ed interpretato in modi diversi a seconda delle varie epoche: da manifestazioni soprannaturali degli antichi a prodotto della mente. Già al tempo di Aristotele i sogni vengono rappresentati come oggetto di studio psicologico e durante il secolo scorso Freud elabora ed utilizza una tecnica psicologica che rende possibile l’analisi e l’interpretazione dei sogni.

Egli afferma che il sogno è quella produzione psichica che ha luogo durante il sonno ed è caratterizzata da immagini, percezioni, emozioni che si svolgono in maniera apparentemente irreale o illogica.Secondo lo studioso esso è”la via regia verso la scoperta dell’inconscio”Nel sonno, infatti, viene meno il controllo della coscienza sui pensieri dell’uomo e può quindi liberamente emergere il suo inconscio, travestendosi con immagini di tipo simbolico. La funzione interpretativa o terapia è utile per capire il messaggio che proviene dall’inconscio, in termini di desideri, pulsioni o malesseri e disagi.Il rapporto tra il sogno e la vita realeL’impressione immediata della persona che si è appena svegliata è che i suoi sogni, anche se non provenienti da un altro mondo, lo hanno comunque trasportato in un’altra realtà.Prima dell’avvento di Freud vi erano due principali posizioni riguardanti il rapporto che vi è tra i sogni e la vita da svegli:Alcuni autori quali Burdach e Fichte supportano la tesi che non vi è nessun collegamento tra la vita da svegli e quella dei sogni.

Burdach scrive: “Nei sogni la vita di tutti i giorni, con le sue fatiche ed i suoi piaceri, con le sue gioie ed i suoi dolori, non si ripete mai; al contrario, i sogni hanno lo scopo di liberarcene”.Analogamente Fichte afferma: “Durante i sogni la mente viene isolata quasi senza memoria, dal contenuto ordinario e dagli eventi della vita da svegli”.La stragrande maggioranza degli autori, tuttavia, assume un’opinione contraria rispetto alla relazione dei sogni con la vita da svegli. Così Haffner: ” In primo luogo i sogni sono la prosecuzione della vita da svegli. I nostri sogni regolarmente si riattaccano alle idee che poco prima sono state coscienti in noi.”.Weygandt contraddice l’affermazione di Burdach “Si può osservare nella maggioranza dei sogni che in realtà essi si riconducono alla vita di tutti i giorni, anziché liberarcene”Da queste due differenti visioni si distacca quella del filosofo Hildebrandt che è forse la più originale e quella che maggiormente si avvicina a Freud.

Egli afferma che nei sogni si può riscontrare sia un distacco dalla realtà che un intreccio con essa.Un sogno è qualcosa di scisso dalla realtà di cui si fa esperienza nella vita da svegli, qualcosa, si potrebbe dire, con una sua propria esistenza sigillata ermeticamente e separata dalla vita reale a causa di un invalicabile abisso; esso ci libera dalla realtà, ne estingue la nostra abituale memoria e ci colloca in un altro mondo ed in un’altra storia di vita che essenzialmente non ha niente a che fare con la nostra vita reale…” (cit. Interpretazione dei sogni)Se io sognassi di fare una traversata fino a Sant’Elena per proporre a Napoleone, lì prigioniero, un ottimo affare di vini della Mosellaéé mi renderei conto che il mio sogno non avrebbe nulla a che fare con il mondo reale. Non ho mai fatto un viaggio per mare a Sant’Elena né come turista né tanto meno come commerciante di vini, non ho nessun interesse nell’incontrare Napoleone ma soprattutto sarebbe impossibile in quanto siamo vissuti in due epoche differenti.

Tutto ciò fa pensare che i sogni non abbiano nessuna analogia con la vita reale.Tuttavia Hildebrandt spiega che qualunque cosa i sogni possano offrire, essi traggono il loro materiale dalla realtà e dalla vita intellettuale che ruota intorno a quella realtà. Per quanto astrusi possano essere gli effetti che si ottengono, essi non possono in realtà staccarsi dal mondo reale; e le loro strutture devono sempre prendere in prestito il loro materiale fondamentale o da quanto è passato davanti ai nostri occhi nel mondo sensoriale o da ciò che abbiamo nei nostri pensieri; in altre parole, da quanto noi abbiamo già sperimentato esteriormente o interiormente.

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